NAPOLI RUSSA
NAPOLI RUSSA
Aleksej Kara-Murza
Prefazione di Vittorio Strada
prezzo: € 35
ISBN: 88-88249-06-0
Napoli rappresentava la tappa più meridionale del tour dei viaggiatori russi. Ancora più a Sud vi erano Bari e la Sicilia, ma erano pochi i russi che si avventuravano così lontano, come ricorda Kara-Murza nella sua illuminante nota introduttiva. L’Europa pareva idealmente finire ai confini di Roma.
Napoli e i suoi dintorni stupivano i visitatori venuti dal Nord per la natura lussureggiante che richiamava i Tropici, e il Golfo di Napoli, secondo un topos ricorrente nei resoconti di viaggio, veniva identificato col Paradiso Terrestre. Il cielo partenopeo appariva così insolitamente azzurro e luminoso che, osservò Gogol’, «non esistevano colori in grado di rappresentarlo». Il verde della vegetazione, il riflesso dell’acqua, la visione notturna della volta celeste con le stelle cadenti e le scie delle comete, particolarmente frequenti ai primi del Novecento, catturavano poeti come E. Baratynskij e I. Annenkov e gli artisti russi di passaggio. Il pittore simbolista Dobu_inskij, sorpreso da una tempesta sulla riva del mare per poco non congelò, rapito nella contemplazione del cielo e «dei fulmini che attraversavano come nastri rosa i cumuli di nubi color cenere e lilla».
Inesauribile fonte d’ispirazione fu anche il Vesuvio, elemento essenziale del paesaggio napoletano, una componente viva e visibile coi suoi bagliori, il fumo, i rivoli di lava che fuoriuscivano dal suo cratere. La presenza vulcanica percepibile un po’ ovunque, nelle isole di Ischia e di Capri come a Baia, Pozzuoli e a Sorrento, e a tratti soverchiante e minacciosa, stimolava la creatività artistica. Karl Brjullov progettò a Napoli la sua celebre tela L’ultimo giorno di Pompei che realizzò a Roma e che rappresentò il vertice della pittura storicista russa. In Impressioni italiane la visita agli scavi di Pompei ed Ercolano servì come pretesto al filosofo e letterato Vasilij Rozanov per un’appassionata meditazione sui sottili legami che univano la cultura classica a quella antico-russa.
Ad affascinare era anche il tessuto urbano di Napoli così ricco di stratificazioni storiche e culturali e soggetto nel tempo a incessanti trasformazioni. Le innumerevoli chiese, i palazzi, i monasteri, i reperti dei suoi musei (primo fra tutti il Museo Archeologico) venivano puntualmente annotati nei suoi resoconti dallo storico dell’arte Pavel Muratov che fu un osservatore instancabile della vita quotidiana partenopea e di ogni manifestazione della cultura popolare e che amava mescolarsi alla folla nei vicoli brulicanti di vita di via Toledo e assistere alle rappresentazioni popolari. Muratov, come altri intellettuali russi, si lasciò contagiare dalla vivacità e dall’inventiva napoletane, ma vi fu chi, come A. Belyj e A. Fet, sottolineò i difetti del carattere dei napoletani.
A partire dai primi del Novecento, con l’arrivo dello scrittore Maksim Gor’kij, il Golfo di Napoli si trasformò in un importante polo d’attrazione nella vita politico-culturale russa. “Villa Serafina” a Capri, dal 1911 al 1913, e “Villa Sorito” a Capo di Sorrento, dal 1925 al 1933, divennero un accogliente rifugio e una tappa obbligata per l’intelligencija russa dell’epoca.
Recensioni:
Il Domenicale, 21 luglio 2007 (pdf)
Leggere Tutti n.17 marzo 2007 (pdf)
La Rivisteria, n. 147, giugno-luglio 2005 (pdf)
Apcom, 13 giugno 2005 (pdf)
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