FIRENZE RUSSA
FIRENZE RUSSA
Aleksej Kara-Murza
Prefazione di Stefano Garzonio
prezzo: € 35
ISBN: 88-88249-08-7
Dice Aleksej Kara-Murza nell’introduzione al volume Firenze russa che se Roma è la “città eterna” e Venezia la città al massimo grado “astratta”, Firenze è senz’altro la città “naturale”. Una città che sembra scaturire direttamente dal paesaggio con le sue colline che quasi respirano e la delicatissima luce. «Tenero giglio», la definì il grande poeta simbolista Aleksandr Blok nel ciclo Versi italiani, «nella cui profondità è dolce sognare e vivere». E il letterato e storico dell’arte Pavel Muratov osservò che nella visione di Firenze si ravvisa «l’armonia di uno splendido albero» e che le sue pietre appaiono più lievi delle pietre con cui furono costruite altre città.
Quella di Firenze è una bellezza particolare che si può abbracciare con lo sguardo, come dalla prospettiva della basilica di San Miniato o dalle alture di Fiesole, mete imprescindibili per i viaggiatori russi in Toscana. Firenze è la città con cui il viaggiatore stabilisce da subito un legame intimo e familiare: se da un lato è rapito dalla grandiosità della sua arte e dell’architettura, dall’altro si abbandona alla dolcezza del paesaggio e all’atmosfera delle sue piazze e dei suoi rioni. Firenze non è solo un “museo a cielo aperto”: nei mémoires e nelle lettere di intellettuali e artisti russi in visita a Firenze, oltre che sulla scoperta della pittura del Quattrocento e sulle peregrinazioni per musei e cattedrali, il discorso cade invariabilmente sulle sensazioni trasmesse dalla natura e persino dall’aria, permeata di storia e di cultura. Firenze è una città che sembra quasi sottrarsi alla corruzione del tempo e che offre continui stimoli e sollecitazioni per la ricerca artistica e creativa. Dostoevskij, che vi soggiornò dal 1868 al 1869, ultimò nella casa all’angolo tra via Guicciardini e via dei Velluti il suo romanzo L’Idiota. Come altri suoi connazionali sostò in estatica contemplazione davanti alla bronzea Porta del Paradiso del Ghiberti, sognando di acquistarne una riproduzione fotografica a grandezza naturale per poterla tenere in Russia nel proprio studio come emblema di eterna bellezza. Firenze è anche la città di Dante, del “capostipite e patrono” degli intellettuali esuli di ogni tempo e molti illustri émigrées russi, da Muratov a Zajcev ad Osorgin, la elessero a rifugio e provarono un senso di intima appartenenza alla città, accogliendo quella “lezione fiorentina” che fu per molti un incessante e profondo arricchimento interiore.
Firenze è il luogo che incarna la continuità della storia e in cui si avverte tangibilmente l’avvicendarsi delle generazioni, di quelle «infinite schiere di anime» che, secondo una suggestiva metafora dello scrittore Boris Zajcev, «fin dai tempi di Dante hanno lasciato nella sua fulgida corona i loro diamanti».
Recensioni:
Il Domenicale, 21 luglio 2007 (pdf)
Leggere Tutti n.17 marzo 2007 (pdf)
La Rivisteria, n. 147, giugno-luglio 2005 (pdf)
Apcom, 13 giugno 2005 (pdf)

